domenica 23 novembre 2008

PeaceReporter - Italia, una Croce Rossa malata

Commissariato, sfasciato, criticato: l'ente umanitario cerca un difficile riscatto

La situazione della Croce Rossa Italiana si fa di giorno in giorno più pesante. Conti in rosso, agitazione dei precari, commissariamento.

I principi ispiratoriDopo la presa in carico dell'ente pubblico da parte di un rappresentante dello Stato, l'avvocato Francesco Rocca, qualche giorno fa il presidente Massimo Barra ha scritto al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Oggetto della missiva la 'preoccupante questione relativa al personale precario' della Croce Rossa. La questione è una delle più urgenti, tra le molte che affliggono l'ente. I 1.900 precari a tempo determinato su un personale di quasi 5 mila lavoratori ne fanno l'unico ente del parastato con quasi la metà di precari in organico. L'appello di Barra a Letta dà l'idea di come la situazione stia precipitando. La Finanziaria 2008 prevedeva la stabilizzazione in favore del personale precario, che non è stata mai avviata. Le paure dei lavoratori sono più che giustificate, dato che a dicembre, allo scadere delle convenzione con i vari enti, scadrà anche il loro contratto, e potrebbero essere a rischio numerose attività svolte con il servizio sanitario nazionale, con i Comuni, le Regioni e le Prefetture. Attività fondamentali, come il trasporto infermi, il soccorso urgente, l'assistenza domiciliare e all'infanzia e via dicendo.

La Croce Rossa indianaD'altro canto, però, la Croce Rossa Italiana vive una situazione anomala rispetto alle Società nazionali degli altri Stati. Almeno in Europa, infatti, è l'unica organizzazione che dipende economicamente e politicamente dallo Stato italiano, che versa nelle sue casse 400 milioni di euro all'anno e ha il potere di commissariarla se - ad esempio - il bilancio non è in regola. Il buco approfonditosi negli anni a causa di sperperi, distrazioni, consulenze esterne, appalti ed esternalizzazioni sarebbe di decine di milioni di euro. Stando alle parole del presidente uscente Barra (dettosi 'sconcertato' di non essere stato informato del commissariamento, avvenuto agli inizi di novembre), il giorno del suo insediamento, 28 dicembre 2005, "il deficit di cassa ammontava a 57 milioni di euro. Oggi è di quasi 19 milioni. Sfido chiunque a fare meglio", disse. Barra successe a Scelli, nominato nel 2003 dal governo Berlusconi. Con l'intervento in Iraq, l'emblema della Croce Rossa - che ha anche un corpo militare - accando alle divise dell'esercito italiano suscitò vive reazioni da parte del Movimento internazionale di Ginevra. Così, lo scorso anno, i presidenti della Federazione internazionale e del Comitato internazionale, scrissero a Prodi chiedendo di garantire 'l'indipendenza e la neutralità' della Croce Rossa Italiana come stabilito nello Statuto internazionale.

Massimo BarraLo Statuto italiano fu sottoposto a revisione, e il Sottosegretario Generale della Federazione internazionale Stephen Davey sottolineò, in una lettera a Barra, il suo interesse per la preparazione del nuovo documento. "Il processo di revisione deve andare a buon fine - scriveva Davey - perchè lo statuto della Cri non corrisponde alle esigenze minime del movimento. I membri della Cri devono essere sempre liberi di eleggere essi stessi i propri dirigenti, e non di vederseli imporre dalle autorità. La nomina di un commissario straordinario... non potrebbe che essere fortemente disapprovata dal movimento". Detto fatto. Il nuovo commissario avrà adesso il compito di sbrogliare la matassa che ha avviluppato l'ente durante gli anni di cattiva gestione. O quantomeno sciogliere i due nodi principali: stabilizzare i precari e farlo diventare davvero un'organizzazione corrispondente agli ideali del fondatore Henry Dunant: neutro, indipendente, imparziale.

PeaceReporter - Italia, una Croce Rossa malata

lunedì 10 novembre 2008

Replica dei Precari della Ricerca a Brunetta su Otto e Mezzo

Poiché il ministro non gradisce il contraddittorio, i Precari della Ricerca si sono presi il diritto di replica tramite youtube!

giovedì 6 novembre 2008

Stefano Salvi nella sede centrale della Croce Rossa

Il primo reportage svolto da Stefano Salvi sulla incredibile situazione in cui versa la Croce Rossa italiana risale esattamente a un anno fa. I filoni dellinchiesta sono stati due: la situazione dei precari e gli sprechi e gli abusi di potere dellente pubblico.

Di fronte alla notizia del commissariamento della Cri, Stefano Salvi ha ritenuto di tornare laddove ha preso il via la sua denuncia: la sede della Croce Rossa italiana a Roma.

Unoccasione imperdibile per chiedere conto ai vertici dellente pubblico - prima dellavvicendamento del commissario - degli illeciti commessi. Il caso del maresciallo Vincenzo Lo Zito, che ha subito un primo trasferimento dufficio e che ora potrebbe essere vittima del secondo (ma in realtà le vere vittime siamo noi cittadini che per le scelte inopportune dei vertici abbiamo dovuto pagare per lindennità del maresciallo prima 14mila euro e ora ne dovremmo pagare altri 24mila) è stato uno dei punti che Stefano Salvi ha voluto sottoporre allattenzione della dirigenza.

Il copione dellincursione, le cui immagini saranno on line domani sul blog www.stefanosalvi.it, è quello classico, anche perché in Italia, davvero, gli interlocutori delle interviste non programmate, né concordate reagiscono non si sa perché sempre in malo modo.

Salvi si apposta davanti alla sede della Croce Rossa in via Toscana, poi a un certo punto varca lentrata seguito dal cameraman. E indubbio che dai piani alti sia stato avvistato: ragione per cui del presidente Massimo Barra e del vice Vincenzo Scognamiglio negli uffici non vè stranamente traccia.

A questo punto, Stefano Salvi entra senza essere invitato nellufficio di Andrea Des Dorides, direttore generale, e chiede il parere dello stesso sul probabile arrivo commissario Francesco Rocca. Il finale è scontato: senza neanche il coraggio di alzare lo sguardo a favore di camera Des Dorides fa allontanare Salvi.

A questo punto, il reporter cambia bersaglio e sorprende Nicola Niglio, direttore del Dipartimento delle Risorse umane, sul finire di un pranzo che farà fatica a digerire. Salvi lo incalza, gli chiede come mai, lei che è un ottimo manager, un dipendente pubblico dal comportamento irreprensibile ha accolto listanza di Maria Teresa Letta, presidente del comitato regionale Abruzzo, e quindi carica politica senza potere decisionale in materia di dipendenti e personale, e ha disposto il trasferimento del Maresciallo Lo Zito?.

Niglio si alza da tavola, spinge Stefano Salvi, inizia a vagare preoccupato e teso come una corda di violino tra il bancone e la cassa del locale, minaccia addirittura di chiamare la Polizia invocando più volte una non meglio precisata legge sulla Privacy.

La privacy sugli atti compiuti dai dipendenti pubblici? Chiede Salvi già che ci siamo chiami anche i Carabinieri, così affrontiamo nello specifico la questione.

Niglio guadagna con fatica luscita e cerca di arrivare indenne dallaltro lato della strada, mentre salvi lo incalza, Niglio cerca di precludere le riprese e il reporter proclama lormai celeberrimo giù le mani dalla telecamera e il nostro dipendente pubblico si rintana finalmente dentro la sede della Cri.

Fino a quando il commissario, presumibilmente Rocca, chiamerà allappello chi ha messo, con prove provate dalla Relazione sulla verifica amministrativo-contabile dellIspettorato di Finanza del Ministero delleconomia e delle Finanze le mani nella marmellata.

O almeno è quello che tutti ci auguriamo.

Da fonte certa - rivela infine Stefano Salvi - la nomina a commissario di Rocca è stata fortemente voluta, udite udite, da Gianni Letta! Senza parole.