Intanto la L.244/07 (Finanziaria nazionale 2008) include esplicitamente i contratti co.co.co. della P.A. nel processo di stabilizzazione. E' diventato obsoleto anche chiedere solo l'applicazione delle Leggi?
Facciamo così. Diciamolo una volta per tutte e ben chiaro che non esiste nessun diritto al lavoro stabile, che la legge non è uguale per tutti e che insistere sulla sanità pubblica è ormai un'offesa alla creatività economica dell'apparato privato, che ha aspettato fin troppo per insediarsi definitivamente e massicciamente nel settore. Sono anni che deve sottoporsi alla snervante messinscena delle gare d'appalto e similari, dovendo sborsare anche fior fior di quattrini sottobanco e imbastire nauseabonde appartenenze politiche e di casta.
E' ora di finirla con il patetico lamento di precari ultraquarantenni, magari anche laureati, poiché, se hanno potuto campare fino ad ora così, non si capisce perché non possano continuare, ricordando che è oltremodo antidemocratico pretendere di ingrossare le fila dei futuri pensionati, già abbastanza folte e fastidiosamente pressanti sulla spesa pubblica.
In gennaio la Regione Campania, turandosi il naso, ha partorito con dolore, all'interno della Finanziaria regionale, un confuso percorso di stabilizzazione dei soli dipendenti del Ssr con contratto a tempo determinato, ora qualcuno sostiene che la Finanziaria nazionale (pubblicata prima di quella regionale) prevede esplicitamente, per la Pubblica Amministrazione, la stabilizzazione anche dei precari con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. E già! Gli dai il dito e vogliono la mano. Se la Finanziaria nazionale recita così, vuol dire che è sbagliata e, quindi, non vedo perché la Regione vi si debba adeguare. Qualcuno ancora obietta: ma la preminenza delle fonti prevede la subordinazione delle leggi regionali, su temi di interesse collettivo, alle leggi nazionali… E chi l'ha detto? Ciò può valere in un paese obsoleto, ancora attraversato da residue onde di democrazia. Noi per fortuna la democrazia, un pezzetto alla volta, la stiamo esportando, espatriando, estradando. Questo blasfemo rigurgito legalitario non vale certo in una regione come la Campania, dove il cumulo del sacrosanto malaffare politico-istituzionale e della beata illegalità ha già superato la capacità contenitiva di qualsivoglia cassonetto. Qui ci vogliono cassonetti nuovi, non democrazia, tanto meno leggi dello Stato.
E ancora…….Vogliamo parlare dei co.co.co? Quei contratti che le Asl campane hanno utilizzato negli ultimi 5 o 6 anni alla stregua di contratti di dipendenza ma a metà prezzo? Embè? E il disavanzo della spesa sanitaria, dove lo mettiamo? In qualche modo si doveva pur tagliuzzare qua e là. E la possibilità di tenere finalmente in scacco e sotto ricatto perpetuo la nuova generazione di sottoposti, dove la mettiamo? Se in questi anni si è utilizzata nelle ASL una variegata tipologia di contratti atipici (partite Iva, interinali, co.co.co, co.co.pro., etc.) un motivo di ordine politico (e di ordine pubblico) ci sarà. Il fatto è che il lavoro stabile rende potenzialmente stabili, uguali, uniti, mentre il lavoro precario rende effettivamente e definitivamente precari, disuguali e soprattutto divisi. E' così divertente vedere come la rivendicazione dei diritti da parte di qualcuno ostacoli o leda automaticamente i diritti di qualcun'altro. E' così esaltante immaginarli a starnazzare per stabilire chi di loro ha più diritto al diritto. Era ora di spazzare via l'insopportabile coscienza se non di classe almeno di categoria. La nuova era, che pazientemente siamo andati a modellare, non contempla anacronistici intralci tardo-welfaristici al libero mercato del potere economico e politico-camorristico. E con l'aroma di “spezzatino” dei lavoratori precari abbiamo finalmente cancellato l'acre sapore della rivendicazione dei diritti e dell'uguaglianza di opportunità sociali.
Cos'altro dire!? Ah! Dimenticavo! Si fa ancora un gran parlare di destra e sinistra. Si pretenderebbe che la Regione Campania, essendo amministrata da una Giunta rossa, facesse delle politiche sanitarie e del lavoro (temi, secondo qualche pazzo, correlati) di sinistra. Ma qualcuno è in grado di spiegare cosa diavolo sia questa sinistra? Usiamo parole di sinistra, slogan di sinistra, demagogia di sinistra. Può bastare no? Quindi, cari vecchi compagni precari, chiedete un futuro? E chi ve lo ha mai negato! Ma ora non è più il vostro tempo, vi abbiamo amorevolmente nutrito a sogni e illusioni, ma non siete mai sazi, lasciate sognare le nuove generazioni. E ora andate…. votate …… e ringraziate!